• Angela Iantosca

Alessandro Deho': "La vita non va spiegata"

Diritti e doveri. È partito tutto da qui, dalla richiesta che gli è stata rivolta di scrivere di diritti e doveri. E dalla paura di dover affrontare un tema così grande, così ingiusto, così diverso da paese a paese. Diverso come le lingue degli esseri umani. Perché cosa è un diritto e cosa un dovere? Rispetto a cosa si definiscono i diritti e i doveri? Tutte le persone hanno gli stessi diritti?

In fondo basterebbe girare per le strade di una qualsiasi città di notte per accorgersi che un diritto non è tale in assoluto. E se lo è lo è solo sulla carta. E i doveri? Pensiamoci. Dove un diritto è violato vuol dire che un dovere non è stato compiuto. Quindi cosa sono i diritti e i doveri se non la loro violazione?

Per questo, di fronte a quella richiesta, Don Alessandro Deho’ ha deciso di scrivere altro. Di partire dalla parola dovere per trasformarla in una domanda da porre agli altri, ma anche a se stessi incidendola sul frontespizio di un libro edito dalle Paoline: “Dov’eri?”.


Qualche giorno fa, Romano Cappelletto, già autore di “Poveri Noi” (Paoline), ha animato un dibattito commovente in via di Panico 12, a Roma, presso l’associazione “Non ho né argento né oro” insieme a Don Alessandro e Don Pietro Sigurani. E ciò che è accaduto è ciò che avviene di fronte ai dubbi, alle domande complesse, alla ricerca di risposte, ma anche alla croce, ai poveri, alla miseria, ai conflitti e ai fili spinati, alla corona di spine, alle scarpe consumate dal cammino: le domande hanno trovato risposta nella semplicità dell’amore, dei gesti, dello stupore verso una umanità che sempre più si sta staccando da se stessa, dal senso, da un uso consapevole della parola. E da una lettura quotidiana de la Parola.

“L'uomo di fronte al sepolcro vuoto domanda “dove sei?” e nella ricerca dell’altro si fa divino. Noi umani siamo chiamati ad uscire. Perché uscendo si incontrano gli altri, l’ascolto...”, ha detto Don Alessandro, a cui ha fatto eco Don Pietro: “Le colonne dei diritti e dei doveri sono di gesso, non sono di granito. Chiamiamo gli uni o gli altri a seconda del nostro comodo. Ma quali diritti davvero riconosciamo alla gente!? E quali doveri? Sono parole vuote di significato. L'unica colonna granitica oggigiorno è il mio diritto. Il Papa ha parlato a Cipro recentemente proprio di mancanza di diritti e quindi di doveri… E io lo vedo con la gente che incontro quotidianamente a cui sono negati tutti i diritti… Quindi la Bibbia serve a riscrivere la continua uscita dell'uomo da se stesso. Se la persona si chiude in se stesso, nel suo modo di giudicare, nelle sue abitudini, la persona non vale niente”.


La Bibbia e il Vangelo a cui tornare. Come spiega Don Alessandro: “Non voglio che mi spieghi il Vangelo, perché la vita non va spiegata… E il Vangelo è vita. E un libro è bello quando ti legge. La parola è vera se sanguina, è dolorosa, talmente tanto da volerla gettare via...”.


Don Alessandro vive accanto ad un eremo, dopo aver costruito per anni comunità. Oggi?

“Oggi non so cosa significa essere comunità. Ho messo una vita a costruirle. All'inizio ero giovane, ero il pupillo del Vescovo e lavoravo sempre. Ricordo che continuavo a sfornare progetti. Sono andato in crisi quando mi sono accorto, grazie ad un ragazzo che ho sentito ostile, che io calavo dall’alto i progetti. Così nella seconda parrocchia ho fatto il contrario: ho smesso di fare progetti e di lavorare dal basso. Ma è stato un disastro. Oggi ho deciso di costruire comunioni… La comunione è oltre la liturgia. C’è un paradiso e può essere sperimentato già qui, è il paradiso del perdono. Sono fermamente convinto che le nostre comunità torneranno a essere credibili solo quando sperimenteranno l’arte del perdono reciproco. Costruire comunità dove non importa la perfezione del modello, dove non ci si perde nella distribuzione del potere, ma dove ci si esercita alla lettura di sé: Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato…, in un’ottica di misericordia. Gesù muore tra i malfattori (non esiste nessun ladrone buono!) e circondato da una folla inferocita che lo sta togliendo di mezzo: è questa la lettura dell’esistente. Le comunità saranno sempre così, noi siamo così. C’è però un modo di stare dentro questo inferno ed è un modo nuovo, l’unico in grado di scardinarlo, che è cercare di esercitarsi nella misericordia. Non vedo altro sacro diritto”.


DOV’ERI?

Dopo “Maria. Un cammino” e “La Parola libera, lacrime e baci”, Alessandro Deho’ propone un originale percorso biblico in cui le parole “diritto” e “dovere” vengono ripensate e in qualche modo demitizzate a favore di una più profonda domanda di senso: “Dov’eri?” (Paoline). Un percorso accidentato, come accidentata è la Parola, che parte dal “Dove sei?”, domanda di Dio ad un Adamo pieno di vergogna, per poi condurci, attraverso Genesi, Esodo e Giona, al nuovo Adamo, Gesù, in cui la domanda rimane, ma si capovolge, in quell’umanità di Dio che diventa corpo e sangue. In questo cammino, l’Autore rivela innanzitutto la verità della Parola. Una verità che non significa dogma granitico, ma narrazione vera, perché parla di noi, ancora oggi, e sempre. Ed anche per questo, il cammino brucia le nostre certezze. La sicurezza di comunità, cristiane e laiche, che fondano la loro apparente solidità su un’interminabile serie di diritti e doveri. Perdendo inevitabilmente il senso di una posizione – dov’eri – che è ricerca di senso. In tutto questo, vanno ripensate le strutture e le parole di una Chiesa che è comunità, ci dice l’autore, solo se mette al centro il “perdono”.




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