• Angela Iantosca

Buon compleanno LOSINO!

Per conoscerla basterebbe leggere i suoi post. O forse no. Anzi sicuramente no. Perché quelli sono un pezzo, un frammento, una finestra aperta su un mondo che lei stessa sta provando a scoprire giorno dopo giorno. Quando cade, quando si rialza, quando pensa di avercela fatta e invece ancora no. Anche quando la si incontra è un pezzo quello che si scopre: quello della gioia dello stare insieme, dell'essere solari, del sentirsi in armonia, in condivisione. Francesca Favotto è tante cose. Come tutti del resto. Ma lei queste sfaccettature, i suoi umori, le ombre e la splendida luce di cui è attorniata non le nasconde. Le mostra, sorridente, con i cappelli, con le sue forme, con le sue braccia alzate o raggomitolata da qualche parte. E' un mondo complesso il suo che in qualche modo è esploso da quando Teo, il suo Teo non c'è più. E' stato un tappo che è saltato quel dolore che ha provato e da quella ferita è scaturito di tutto. Altro dolore, certamente, ma anche una vitalità sconosciuta, trattenuta e ora dilagante. La considero un'amica, anche se ci siamo abbracciate una volta sola in stazione a Roma Termini. Eppure è un'amica di quelle che sanno esserci con un silenzio o una parola, con la sua voce o un semplice cuoricino. Oggi la regalo un po' anche a voi. In questo giorno così particolare: il compleanno di Teo che, a 37 anni, ha intrapreso un altro cammino dopo aver lottato a lungo contro un tumore.


Più di un anno fa è stato pubblicato "Un altro giorno insieme" (Mondadori), libro che è arrivato nelle librerie dopo la scomparsa di Matteo Losa, tuo compagno e autore del testo. Cosa rappresenta questo libro per te?

"Rappresenta la realizzazione di un sogno. Di Matteo, ma anche mio, perché quando ami qualcuno, desideri la sua felicità e vedere che lui è riuscito a realizzare tutti i suoi sogni prima di partire per il viaggio più importante, mi ha riempito di gioia. Perché se ci è riuscito, è anche in parte merito mio”.


Cosa significa girare e parlare per bocca di qualcuno, ma soprattutto parlando di te in relazione alla malattia?

"Parlare per conto suo mi viene naturale, è come se fossi "guidata", come se sapessi esattamente cosa dire, e non solo perché ho vissuto con Matteo 24h su 24, ma proprio perché lui è in me. Spesso alzo gli occhi al cielo prima delle presentazioni e dico: "Losino, se non so qualcosa, lo ammetto, perciò non arrabbiarti", sorridendo, ma poi finisce che so rispondere sempre a tutto. Perché lui c'è. Ed è sempre al mio fianco... Me in relazione alla malattia? Io ho ricevuto una grazia grande: ora so riconoscere l'amore e il bello, in assenza della sofferenza. Ovvero Matteo ha conosciuto il vivere in pienezza, attraversando il dolore della malattia. Io sono sana e sento questa sorta di beatitudine. Forse è impreciso dire "in assenza di sofferenza", la mia quota di dolore l'ho avuta e la ho tuttora. Ma il dolore purifica gli occhi e il cuore e se lo sai capitalizzare a favore del bene, ti eleva".

Ai parenti, quando ci sono delle difficoltà, non si pensa spesso: tu cosa ti senti di dire?

"I caregiver, ovvero coloro che stanno accanto al malato, spesso sono messi in disparte, dimenticati, in primis da se stessi. Perché tutta la vita è al servizio del far star bene chi porta il carico della malattia. Ma anche il dolore e la sofferenza sono una malattia e per non fare sì che si tramutino in segni tangibili, bisogna imparare a chiedere aiuto. Esistono associazioni che si fanno carico del benessere mentale e fisico dei caregiver, rivolgetevi a loro per un aiuto concreto, ma anche per scambiare due parole di conforto. So che spesso manca anche solo un interlocutore che possa capire come si sta: gli amici spesso non bastano, se non attraversano lo stesso inferno. Non è cattiveria, né essere limitati: è che la malattia porta con sè un carico emotivo e fisico difficile da comprendere se non lo si vive. Ma cercate di non tenere dentro di voi quel senso di impotenza, di frustrazione, di annichilimento che prima o poi subentra, assale, stravolge: buttate fuori la vostra rabbia, la vostra sofferenza. I vostri cari malati si meritano accanto una persona che si prenda cura di loro con amore e lo "sentono" se li vivete come un peso".

Come hai raccolto il testimone?

"In modo naturale, spontaneo. Niente di costruito a tavolino: Fairitales, il progetto artistico di Matteo, era anche mio, era una nostra creatura. Lui era il protagonista, ma dietro di lui c'era tutta una squadra di persone che ci credeva tanto quanto lui. Quello che ha fatto, l'abbiamo creato insieme. Quindi, ora ci sono io, fisicamente. E Serena e Maurizio, e tutti i suoi amici e le due famiglie FavoLosa - quella di sangue e quella di cuore -, e tutti i suoi "fan", che ormai fan parte della famiglia. Teo aveva mille progetti da portare avanti: io sto cercando di fare del mio meglio per portare avanti tutto quanto, ma sono solo una e devo portare avanti anche la mia vita. Perché ho imparato che sì, c'è Matteo, c'è ancora, ma ora ci sono anche io. E sento che Matteo vuole che realizzi soprattutto i miei sogni, me lo fa capire con mille segnali".

Quanto l'amore per Teo e di Teo ti ha fatta crescere e trasformare?

"L'amore di Teo è stato un trampolino di lancio, ma è l'amore per me stessa che mi ha fatto spiccare il volo verso l'infinito. Teo mi amava e mi ama tuttora di un amore senza confini, mi ha sempre vista, mi ha vista da subito, per come non riuscivo a vedermi io. Poi quattro anni fa - lui era ancora vivo - ho aperto gli occhi su me stessa: ho cominciato a prendermi cura di me stessa, a volermi bene. Non sono una che sta dietro le quinte, ma per Matteo l'ho fatto. Ho cominciato con lo yoga, che mi ha insegnato a respirare e così a scacciare l'ansia per il domani, che è già il prossimo istante. Io ora vivo qui e ora, sono felice adesso. Da lì, ho preso la decisione di andare da un dietista e dimagrire. Alleggerire il mio bagaglio fisico, mi ha permesso di alleggerire anche la mia anima. Ho cambiato taglio di capelli, stile di occhiali, due cazzate, ma così importanti per vedermi con occhio diverso. Teo c'era ancora e mi guardava in modo ammirato. Mi disse: "Stai diventando la donnina dei miei sogni, quella che io ho sempre visto, ma tu non riuscivi a vedere...". Poi Matteo non c'è stato più. Ma io sono rimasta qua e avevo la forza giusta per continuare a prendermi cura di me. Ho cominciato un percorso di psicoterapia, fondamentale per conoscermi meglio. e ho imparato ad amarmi per come sono, con tutte le mie fragilità, ma anche le mie infinite forze. Il percorso di cambiamento non è ancora finito, anzi sono solo all'inizio, ma ciò che è cambiato è che ora sono sempre più desiderosa di continuare a camminare insieme a me stessa: sono una bella persona con cui stare".

Cosa è per te ora l'AMORE? Cosa era ieri, prima che Teo andasse Altrove?

"L'amore prima per me era amare Teo e la nostra vita insieme. Ma era una visione limitata e limitante e per fortuna che me ne sono resa conto. Perché se avessi tenuto questa visione, ora sarei fottuta: Teo non c'è più, di fatto, e a me cosa sarebbe rimasto? E invece, l'Amore è Matteo che continua ad amarmi di un amore infinito: mi protegge, mi guida, mi esaudisce, mi parla. L'Amore è l'amore per me stessa: da quando ho me, da quando io sono casa mia, non ho più bisogno di niente e nessun altro per sentirmi completa. L'amore è la passione che metto nel mio lavoro, nel guardare il cielo, nello stare con i miei amici e con la mia famiglia, nel sognare, nell'andare avanti ogni giorno, nello svegliarmi, nel ringraziare, nell'aiutare gli altri... Sono piena d'amore, l'amore è in ogni cosa che faccio e che vivo. E so che là fuori c'è ancora amore per me, quando io sarò completamente innamorata di me stessa, richiamerò un'altra anima che vibrerà all'unisono con la mia. E insieme faremo cose grandi, enormi, bellissime. Perché sono nata per amare. E ora lo so".

La fede cosa è per te? Un appiglio, una forza, un presupposto, una ricerca, un punto ignoto ancora da raggiungere?

"La fede è avere una fiducia incrollabile e incontrollabile nell'Amore. Amore è tutto il bene e il buono che c'è. E anche ciò che è dolore, perché il dolore è la spinta per evolvere. Io ho fede. Sento di essere amata moltissimo, e là fuori c'è un Qualcuno o un Qualcosa, che è fuori dall'umana comprensione, ma che chi ci ha preceduto sta già vivendo. Teo ne è la diretta testimonianza: mediante lui, sto sperimentando l'Infinito. E' come una leggera pioggerellina che ricade su di me e mi avvolge di bene. E mi spinge a voler fare sempre meglio, dare sempre di più. Per convenzione, sarei cristiana cattolica, per educazione e per credo. Ma ho scoperto di essere anche inconsapevolmente buddista, per questa mia protensione al vivere il momento, al godere del bene che c'è, al voler essere in armonia col creato, al mettere in circolo amore. E allora sono anche un pochino musulmana, e un pochino ebrea, e un pochino scintoista... Credo nell'Amore: chiamatelo Dio, Jahvè, Allah, Confucio, Buddha... Tutti predicavano un'unica cosa: l'Amore è l'unica via verso la verità. Ed è vero che la verità rende liberi. Ma soprattutto ho fede in me stessa e nelle mie possibilità. E questa è la fede più incredibile che esista".

Il tuo impegno con l'AIRC: ti va di raccontarlo?

"Matteo è stato il primo testimonial non guarito nella storia della fondazione: lo scelsero come esempio di voglia di vivere inguaribile, incrollabile, nonostante la malattia e come spunto per far capire al pubblico cosa si intende per cronicizzazione di una malattia degenerativa cronica, come può essere un cancro. Lui ne era così orgoglioso, ci credeva tantissimo nella ricerca, perché aveva sperimentato direttamente i progressi fatti: è stato malato per 14 anni e in 14 anni la scienza ha fatto passi da gigante nella ricerca contro il cancro, migliorando la sua qualità di vita e quella di tantissimi altri pazienti. Anche in questo caso, è stato naturale per me proseguire nel suo solco: se il buon seminatore manca, il campo va arato lo stesso. E' un peccato lasciare andare il raccolto e il terreno. Così eccomi qui, con tutto il mio entusiasmo e la mia fede, a dire a tutti che la ricerca va sostenuta in ogni modo: è come firmare un'assicurazione sulla vita, quindi un regalo che facciamo a chi è più bisognoso, ma soprattutto a noi stessi. Io sono sana, è vero, ma questo non sminuisce l'importanza del mio appello, anzi lo rafforza: porto con me anche la voce di migliaia di caregiver, che ogni giorno lottano insieme ai propri cari contro la malattia. Perchè la malattia non colpisce solo il malato, ma tutta la cerchia di affetti intorno. Spesso sento dire che Matteo non ce l'ha fatta, quindi è come se questo avesse vanificato anche il lavoro della ricerca. Cazzate. Matteo ha vissuto per 14 anni al massimo delle sue possibilità, perché anche la ricerca, le cure, le nuove terapie gliel'hanno consentito. Matteo se ne è andato col sorriso sulle labbra, e questo è merito anche della ricerca e della medicina".

Chi è oggi Francesca? A noi arrivi attraverso un diario semi aperto (Facebook) in cui racconti qualcosa... ma so che non può essere tutto...

"Grazie di questa domanda. Dici bene: non è tutto. In questi mesi, spesso mi son sentita dire: non ti chiedo come stai, perché vedo e leggo che stai bene. Ah sì? Questo non la dice lunga su di me, ma su di te che affermi questo. Chi pensa di conoscere una persona tramite quello che legge sui social, fa un grandissimo errore di valutazione. I social sono una vetrina: nella mia cerco di raccontare il bello (e anche il brutto, spesso) della mia vita, in un'ottica di verità. Ma è una visione parziale. Vivo così tanta vita ogni istante che non basterebbero ventimila profili. E temo che non interesserebbero a nessuno, poi.

Ma oggi posso dire questo di me: Francesca è una Donna con la D maiuscola, che non ha paura di vivere, non ha paura di morire, non ha paura della paura, perché cerca di vivere ogni istante al massimo delle sue possibilità, con tutta la vita che c'è. Francesca è una donna fortunata: nella vita ha sperimentato e sta sperimentando l'Amore vero, quello che tutti cercano, quello che va oltre ogni umana comprensione. La vita forse sì mi ha tolto tanto, ma mi ha anche dato un cuore duttile e malleabile, che non si è indurito, ma che è rimasto volutamente aperto verso ogni possibilità. Francesca è una persona in cammino nel viaggio più spaventoso, ma anche entusiasmante ed emozionante, che chiunque possa intraprendere: quello dentro se stessi. Non sono ancora arrivata alla meta (forse non ci si arriva nemmeno in quaranta vite), ma in ogni caso sento che il premio c'è già: me stessa. Ho me. Home. Io oggi sono casa mia".

Il tuo colore?

"Non saprei dire se ho un colore bandiera, preferito. Ho imparato a esplorare ogni sfaccettatura, ogni emozione. E ogni emozione porta con sè una sfumatura diversa. Amo il rosa, ma anche il giallo, il rosso, il verde, il blu, il nero... La mia vita è un meraviglioso arcobaleno, che contempla però anche il bianco e il nero, il principio e la fine di ogni cosa. L'arcobaleno non è altro che luce riflessa e che cambia colore e che dona stupore e meraviglia. Come la vita mia".


Oggi, 15 dicembre, è il compleanno di Teo. Compie 39 anni. Ma è anche un po' il compleanno di Francesca, con la quale vi aspetto su Instagram alle 19,30 per festeggiare insieme la VITA.



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