• Angela Iantosca

II karma in un paio di scarpe

“Il karma in un paio di scarpe” (Tuga edizioni) nasce da un incontro. Da un caffè, un circolo di biliardo e la lettura di un libro. Nasce dall’ascolto e dalla voglia di raccontare di una giornalista, Orietta Cicchinelli, responsabile Cultura e Spettacoli del quotidiano free press Metro Roma.

“Un bel giorno, mentre prendevo un caffè nel circolo di biliardo di mio fratello, un uomo mi si presenta dicendo di aver letto il mio secondo libro, “Hijo de Puta - La parabola di un legionario" (MGC Edizioni). E dice di avere una storia personale da raccontarmi: vuole che io la scriva. Per sei mesi o forse più mi sono limitata ad ascoltare: una volta a settimana c'incontravamo e lui mi raccontava un pezzo della sua vicenda di ex camorrista, il primo dissociato della storia. “Dissociato, non pentito!" ci teneva a precisare sempre”.

Come raccontare in un romanzo le vicende di cronaca di una persona reale?

“Prima di scrivere occorre leggere e molto. Per dirla con Sant'Agostino: apri il libro e scrivi! Dunque, mi sono documentata sulle storie di camorra e sulla differenza tra cutoliani e non, nuova e vecchia camorra... Poi ho messo da parte tutto e ripreso in mano gli appunti per dare una forma organica al racconto. Sono partita dal titolo, visto che la storia del protagonista e tutte le sue vicende iniziavano proprio per “colpa" di un paio di scarpe”.

Quanto è liberatorio il romanzo?

“Non so quanto sia liberatorio "Il karma in un paio di scarpe". Sicuramente posso dire che lo è stato per il protagonista che mi ha accompagnato nel tour di presentazione del romanzo, rendendo personale testimonianza dei fatti narrati. Ci sono, poi, tanti episodi per certi versi comici nella loro drammaticità che l'ex camorrista ha dettagliato nel corso delle presentazioni, rendendo ancora più vivido il racconto”.

Sono passati alcuni anni dalla sua pubblicazione: cosa è accaduto poi?

“Dalla sua pubblicazione il libro è stato apprezzato dai ragazzi che lo hanno letto: in una scuola media, ad esempio, la Gianni Rodari di Roma, ho avuto il piacere di essere accolta dagli studenti con una sorta di messa in scena del racconto. In pratica, grazie a professoresse illuminate, gli studenti hanno dato una lettura nuova e sorprendente del racconto. È stato bello ed emozionante, poi, essere tempestata di domande curiose. Mi ha colpito poi una ragazza che mi ha detto che grazie al mio libro aveva risolto con i compagni una vicenda di bullismo in classe. Sono soddisfazioni! Come quella di vedere nelle varie fiere del libro, da Roma a Torino, passando per Milano, Pisa, Firenze e Napoli (grazie sempre a Tony Lupetti e Tuga edizioni che ci hanno creduto) gente felice di avere ritrovato il gusto della lettura anche grazie al mio libro”.

Che cosa è per lei il Karma? E cosa rappresenta nel romanzo e nel titolo?

“Il karma per me è quello che ci costruiamo giorno per giorno. Certo questa storia, come la vita quotidiana, c'insegna che è importante sapere da dove si viene per capire dove si va. Ma attenzione a non usare le proprie origini come scusante per le nostre azioni. Non c'è condanna né assoluzione ne "Il karma in un paio di scarpe", ma solo lo sguardo aperto alla vita. La volontà di farcela è fondamentale ma lo è di più la nostra coscienza. Quella che rende insonni le notti al nostro personaggio che, anche fuori e lontano dalle sbarre del carcere, vive una prigionia interiore molto più dura. Le sue notti sono popolate dalle anime, dice lui, di persone che ha ucciso o di compagni che ha visto morire”.

"Mettiamo il caso che": sembra l'inizio di Sliding doors. Quale sono state le sue porte alternative nella vita? Scelta o destino segnato?

“Canta Gino Paoli: "Se non mi andava bene con le canzoni, forse, ora dalla tua parte c'era un ladro in più. Le strade sono giuste, anche quelle sbagliate. Basta non esser certi mai"! Insomma, le etichette le lasciamo ai vestiti. I giudizi ai giudici che fanno questo di mestiere e Dio solo sa quante volte sbagliano di grosso e fanno più danni di una pistola! Questa storia si può leggere in tanti modi diversi, sfogliare come si fa con i veli di una cipolla! Indubbiamente però una cosa ce la insegna: c'è sempre una scelta! Un momento in cui nella nostra vita prendiamo un sentiero mentre avremmo potuto prendere l'altro e... non ci è dato sapere cosa sarebbe accaduto se...”.


Come si comprende la strada da percorrere?

“La sola arma che abbiamo a disposizione, e l'ho capito sin da bambina, è la cultura personale. La nostra testa, il nostro bagaglio interiore, è la nostra vera ricchezza che nessuno potrà mai portarci via. Quindi, vale la pena investire tempo e denaro in cultura e imparare il più possibile. E questo vale a tutte le latitudini: se nasci ricco o povero poco importa. Probabilmente se il nostro protagonista fosse stato accolto anziché respinto dalla scuola, se avesse continuato a coltivare la sua intelligenza e la sua cultura non sarebbe finito nelle mani della camorra”.

Sua prossima pubblicazione?

“Questo libro è alla seconda edizione e ha avuto una prima ristampa. Spero abbia una seconda vita. Avevamo iniziato un progetto con le scuole de L'Aquila in Abruzzo che si è interrotto causa pandemia. Speriamo di poterlo riprendere! Intanto ho ancora nel cassetto una storia che aspetta di vedere la luce. Avevo iniziato ad abbozzarla con il grande maestro Vincenzo Cerami (ho ancora le sue note a margine!) nel 2009. Poi c'è stata la sua malattia e la sua scomparsa e... vedremo”.




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