• Angela Iantosca

L'eroe più Pollo che c'è!

In realtà è colpa proprio della parola scelta per indicarli se siamo convinti che siano tutti belli, perfetti, immortali e irraggiungibili. Ma anche imbattibili ed eleganti. Di chi parlo? Degli eroi, naturalmente: quelle entità irraggiungibili, che spesso hanno il volto degli attori più pagati di Hollywood, che sono figli di divinità e che possono avere tutto ciò che vogliono.

Eh sì, è proprio colpa della parola, perché, pensiamoci bene, mica sono poi così perfetti. Altrimenti il tallone di Achille si chiamerebbe in un altro modo…

E, scusate, Spiderman? È così fortunato nella vita reale? E vogliamo commentare il fatto che hanno doppie vite, che non possono raccontare la verità, che devono combattere a volte contro amici che improvvisamente diventano cattivi? Insomma non sono poi così perfette le loro vite!

Ecco, ora che abbiamo rimesso in ordine le idee, possiamo passare ad un ‘nuovo’ eroe, che sicuramente già conoscete… SUPER POLLO… No, non è un pollo pieno di ormoni e neanche quello squisito cucinato dalle vostre mamme la domenica a pranzo… Lui è proprio un eroe. E non importa se il suo abito è quello di un pollo (l’abito non fa il monaco, ricordate?), non importa che vi fa ridere. La cosa importante è che nonostante quell’abito (e quel titolo) è un eroe!

Il suo nome vero è Michelino e leggenda narra che un giorno, mentre era vestito da pollo per pubblicizzare la macelleria dello zio, si è trovato a salvare la Terra, e soprattutto Poggio Fagiolo, il luogo in cui vive, da un attacco alieno… diventando per sempre e per tutti Super Pollo! Ovviamente la sua storia è più lunga, perché Michelino è un extraterrestre, è arrivato con la sua famiglia (un po’ come fanno gli extracomunitari), ma non vi dico altro perché la storia la dovete leggere. Dove? Certamente su uno dei quattro libri editi da Lapis edizioni e scritti da Nicola Brunialti che raccontano le incredibili e mirabolanti avventure dell’eroe più simpatico che c’è.

Io l’ho raggiunto per capire come e perché ha deciso di dar voce… ad un pollo!


“Scrivo per i bambini perché mi piace parlare ai semi prima che diventino alberi. Loro non hanno sovrastrutture, ti stanno ad ascoltare ed hanno meno pregiudizi di noi adulti. So che posso raccontare cose utili per loro. Scrivo non per scrivere storie divertenti, ma per nascondere dietro storie divertenti concetti necessari: come l’amicizia, l’accettazione degli altri e di se stessi, il coraggio dei sentimenti, l’accoglienza dei diversi, gli stranieri. Tutti argomenti che riguardano i nostri ragazzi e sui quali è molto interessante confrontarsi in un lavoro scolastico. E poi scrivo per loro perché così ho la scusa per incontrarli: ogni anno ne incontro centinaia, migliaia e ogni volta mi arricchisco di ciò che mi raccontano”.


Come ti relazioni con loro?

“Mi racconto molto, racconto me stesso: sono sincero e loro si fidano. Non dico cosa si deve fare o cosa non si fa… Ma racconto che anche io ho fatto cose che non si dovevano fare. Spiego loro che quando uno non accetta i propri difetti, si concentra sui difetti degli altri, racconto del peso delle parole, dei gesti...”.


Cosa bisogna ricordare quando si parla con i bambini?

“Per prima cosa i bambini si accorgono se tu tenti di fregarli. I bambini sono degli ottimi inglesi nel senso che, stando di fronte a loro è come quando vai in Inghilterra e fai finta di saper parlare inglese: un madrelingua ti sgama subito. Ecco, i bambini si accorgono subito se li stai prendendo in giro. Quando li incontri fisicamente, li devi coinvolgere: la loro soglia di attenzione dura poco, quindi devi coinvolgerli facendo loro delle domande, facendoli sentire protagonisti. Quando scrivi per loro, invece, devi essere chiaro nei messaggi, ma senza essere didattico o didascalico, perché altrimenti risulteresti noioso. Quindi i messaggi che vuoi portare bisogna nasconderli all’interno di altre storie… così allegramente leggono la storia e arrivano alla stessa conclusione, anche prima!”.


Sono cambiati i bambini da quando li frequenti?

“Per approcciarmi a loro, mi alleno con i miei nipoti, con i figli degli amici: in realtà quello che faccio somiglia alle cose che facevo prima e noto che sono sempre attenti. La differenza è che hanno una maggiore frequentazione dei social… Ma questo alle scuole elementari si vede poco. È raro vedere bambini con il cellulare che magari i genitori regalano alla prima comunione e che gli fanno accendere solo per un’ora al giorno. Più che altro li vedo ai videogiochi, cosa che mi ha ispirato anche una storia. Io, per esempio, alle elementari sono un eroe, alle medie no, al liceo impossibile relazionarsi, va meglio all’università dove però mi chiedono altre cose e sono interessati ad aspetti tecnici”.


Come ti è venuto in mente Super Pollo? Quando è nato?

“Le idee mi vengono dagli incontri che faccio con i ragazzi. Da sempre. Super Pollo è nato perché io sono grande appassionato di Superman e Capitan America, che sono gli eroi dei miei coetanei. Ma una cosa a cui ho sempre pensato è che noi conosciamo gli eroi da adulti, ma non da bambini. E io mi sono chiesto sempre: che fatica si fa ad essere un eroe da bambino? E questo perché vedo che i bambini spesso hanno settimane da supereroi, quindi fanno fatica ad essere bambini normali… E poi mi è venuto in mente perché i bambini sognano i superpoteri e quindi volevo dire loro che già li hanno e sono l’amore, l’affetto, l’empatia… In fondo a cosa serve un supereroe? A far star bene gli altri. Quindi è un invito a guardarci intorno e a far capire che, se questa cosa la facciamo già da piccoli, se dalle elementari ci accorgiamo che quello dell’ultimo banco è triste e gli andiamo a stringere la mano, abbiamo già fatto un bel pezzo di strada…”.


C’è un Super Pollo dentro di te?

“In realtà non so ancora non lo so, ma sicuramente c’è un bambino dentro di me che lavora al posto mio…. Per fortuna ancora nessuno se n’è accorto, altrimenti mi condannano per sfruttamento del lavoro minorile!”.


Quale è il tuo super potere?

“Quello di saper parlare loro! Alcuni mi hanno detto che sono credibile. Se sono credibile per loro che sono così attenti, io sto a posto!”.


Cosa serve per diventare un eroe?

“Secondo me bisogna togliere l’idea che l’eroe è chi salva la vita delle persone. Sei eroe se abbracci l’amico triste, se fai piccole cose. Piccoli atti eroici trasformano la realtà e la rendono più comoda a tutti! E lo dice uno uno che bullizzava i compagni…”.


Come li bullizzavi?

“Li prendevo in giro per il loro aspetto fisico. E sai perché? Perché chi non fa pace con se stesso, si concentra sugli altri. Nel mio caso, mi sono operato otto volte alle gambe: la lite con il mio corpo la dovevo far riflettere sugli altri, se io non ero contento, non doveva esser contento nessuno… Quindi, partendo proprio dalla mia esperienza, ciò che vado a dire è che l’imperfezione è una ricchezza… e oggi, se potessi tornare indietro, mi terrei queste ginocchia, nonostante poi io sia stato bullizzato (dopo essere stato bullo) nel momento in cui mi hanno messo le fasce con le stecche di metallo. Ecco lì ho capito che il mio pregiudizio e giudizio sugli altri era stato tremendo, nel momento in cui lo subivo anche io”.


Sono diversi i bambini che incontri da quelli che incontravi per il programma “Chi ha incastrato Peter Pan?”.

“C’è una grossa differenza tra i bambini che vanno in tv e quelli lontano dalle telecamere: prima di tutto chi va in tv ha alle spalle una famiglia che li vuole un po’ divi. E la cosa più difficile nel selezionare i bimbi concorrenti era trovare bambini più vicini a quelli normali”.


Leggono i bambini?

“i bambini leggono molto più degli adulti e le maestre sono fantastiche in questo, nel promuovere la lettura dei libri”.


A gennaio pubblicherai un romanzo nuovo, ma non per bambini: sono previste nuove avventure per Super Pollo?

“Io sono punto a farne altri ed ho già in testa altre avventure per parlare dei compiti per le vacanze, ma anche di delusioni nell’amicizia...”.





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