• Angela Iantosca

Un mondo migliore? Un mondo ecologicamente sostenibile

Cosa c’è in fondo al mar? C’è il mondo che abbiamo visto nel cartone “La Sirenetta”? C’è l’arricciaspiccia e Sebastian, il Re Tritone, Flounder e la temibile Ursula? Per scoprirlo e andare a fondo lo possiamo fare con il libro di Gianumberto Accinelli che ha pubblicato per Nomos Edizioni “Giù nel blu” con il quale si può scendere pagina dopo pagina...


Come ti è venuta l’idea del libro?

“L'idea è nata dall'editore, voleva mettere trasformare in realtà una metafora: i libri fanno viaggiare. E, in effetti, “Giù nel blu” è un viaggio in verticale verso il luogo più sconosciuto del pianeta: l'abisso oceanico. Io ho accolto subito l'idea sia perché era - ed è - originale sia per il gruppo di lavoro. Giù nel blu, infatti, è un libro corale, io ho fatto i testi, Giulia i disegni e Andrea di TIpi in Blu la grafica. Anche l'editore è entrato nel progetto attivamente: durante la stesura ci siamo confrontati moltissimo”.


Cosa c'è in fondo al mare?

“Meraviglia, diversità, creatività della vita. Nell'abisso ci sono delle condizioni molto diverse da quelle terrestri: pressione incredibile, buio eterno, inverno costante e scarse risorse alimentari. Ecco perché gli organismi del mare profondo sono molto diversi da quelli terrestri. Purtroppo si trovano anche gli effetti delle nostre attività: microplastiche e acidità eccessiva, tutte conseguenze del nostro agire".


Come si spiega la natura ai più piccoli?

“Non credo esista una ricetta universale. Posso dire come faccio io: miscelo (o almeno ci provo) fatti scientifici con un linguaggio evocativo. IN pratica, quando scrivo, penso di più alle sensazione che voglio evocare piuttosto che ai concetti. INoltre, mi rivolgo ai a degli individui - i bambini - estremamente intelligenti, capaci quindi di capire concetti piuttosto complessi. E' necessario ovviamente, usare delle parole semplici.

Che cos'è l'econarrazione?

“L'econarrazione - concetto elaborato da Duccio Demetrio, il mio mentore - è una narrazione che parla di natura. IL linguaggio narrativo è una forma artistica e quindi si rivolge al mondo interiore e meno a quello intellettuale. Normalmente, la natura viene raccontata dagli scienziati. Gli econarratori, invece, riprendono un filo emotivo con la natura”.


Con la pandemia la natura, per un breve periodo, ha preso il sopravvento. Cosa sta succedendo ora?

“In realtà è un luogo comune. Sono successe delle cose. Per esempio in città non tagliando l’erba molte piante sono andate in fioritura e questo ha attirato piante e farfalle in città. È vero che il silenzio ha permesso l’avvicinamento di molti animali, ma ci sono anche molti luoghi comuni. Per esempio i delfini nel porto di Cagliari spesso entrano soprattutto nel porto di Cagliari perché vanno a cacciare i cefali che lì sono molto abbondanti. Oppure i cigni a Murano ci sono sempre stati. Sembrava che fossero ritornati. È stata un po’ una mistificazione il fatto che la natura si sia ripresa il proprio spazio”.


Il tempo è scaduto: cosa possiamo fare nel quotidiano per non spegnere la Terra?

“Sta succedendo quello che stava succedendo prima. Il nostro spazio rispetto a quello che dovrebbe essere è esagerato. Dovremmo lasciar spazio alla Natura. Cosa possiamo fare nel quotidiano. In realtà i danni li abbiamo fatti noi. Abbiamo usato troppo la macchina, a gettare la plastica a circondarci di troppi oggetti… abbiamo fatto tutto noi, probabilmente in odo inconsapevole. Io al Liceo non facevo la raccolta differenziata, ma perché non si sapeva e non c’era. Adesso i ragazzi hanno tanti più strumenti per essere davvero ecologici. Quindi, visto che siam stati noi a fare danni, noi possiamo risolvere la situazione. E di nuovo sono tanti i gesti: dalla raccolta differenziata a limitare l’uso dell’acqua del rubinetto. Sta promuovendo l’università di Bologna la coltivazione di alberelli anche in città, anche nel proprio angolo verde. Ci sono specie che possono vivere tranquillamente in vaso. l’idea è quella di coltivare un albero nel proprio angolo verde. Che purifica l’aria”.


Anche Greta sembra aver perso la speranza: quante sono le promesse disattese?

“Dovevamo ridurre l’anidride carbonica e invece… Io, però, sono abbastanza ottimista perché vedo tutti i giorni centinaia di ragazzi del Liceo e li vedo attenti, molto consapevoli e concreti. Faccio un esempio: molti quasi tutti rinunciano alla bottiglietta d’acqua minerale per la borraccia e consumano l’acqua del rubinetto. Hanno organizzato a scuola una autogestione dei prodotti biologici, invece di usare gli alimenti delle macchinette. Hanno usato un mercatino di prodotti equo e solidali. Vedo una sensibilità ambientale che non non avevamo. Per noi il mondo migliore era il mondo nel quale combattere per i grandi valori sociali, dovevamo sconfiggere i pregiudizi. Oggi per i ragazzi un mondo migliore è un mondo ecologicamente sostenibile. Quindi come noi abbiamo guadagnato dei punti sui principi sociali, anche loro riusciranno a rendere il mondo più pulito!”.




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